L’Eurovegas di Madrid e il “Barcellona World”

Eurovegas MadridSi chiama Solaire ed ha aperto i battenti a metà marzo; ci riferiamo al nuovo casinò con il quale Manila, capitale delle Filippine, prova a concorrere con Macao, Singapore e Hong Kong per il mercato del gioco d’azzardo, sempre più florido anche in Asia. Un complesso in grande stile, con 500 stanze d’albergo e suite addirittura da 1000 metri quadrati, progettato dall’architetto e designer Paul Steelman. Tanti i ristoranti all’interno della struttura, così le discoteche, le sale fitness, ma soprattutto il casinò, che mette a disposizione dei giocatori 18.500 metri quadrati di tavoli verdi, roulette e slot-machine.

Un settore sempre più in espansione, che sta in effetti condizionando la conformazione urbanistica di molte città, sopratutto asiatiche ed europee, dove questo tipo di strutture non sono in realtà un “prodotto” coerente con la cultura del territorio. Così è accaduto, per esempio, a Vladivostock, città russa che ha assunto la conformazione di un grande casinò, e così pare succederà anche a Madrid con il tanto chiacchierato Eurovegas, complesso patrocinato dal magnate statunitense Sheldon Adelson. Iniziativa che ha scatenato un grande dibattito nella penisola iberica, seguito step by step da CasinoOnline, noto portale specializzato sulle normative e le novità riguardanti il gioco d’azzardo.

Il progetto, sul quale saranno investiti 21 miliari di dollari, prevede la vera e propria trasformazione di Alcorcon, periferia madrilegna, in un gigantesco “parco di divertimenti” per gli appassionati di roulette e blackjack. Un’area vasta quanto 750 campi di calcio con 12 resort e 6 casinò, ancora uno stadio e 3 campi da golf, tutto consegnato, “chiavi in mano”, entro il 2030/2031. L’iniziativa non poteva non suscitare la piena approvazione del sindaco Ignacio Gonzales, che l’ha sostenuta con forza sin dall’inizio, considerato che creerà all`incirca 200 mila posti di lavoro e che i disoccupati, solo nella capitale, sono attualmente più di 600 mila. Una soluzione non da poco per i cittadini, letteralmente sopraffatti dalla crisi economica.

A suscitare le perplessità generali, capofila tra i detrattori è soprattutto la città di Barcellona, non è solo l’impatto sociale e ambientale del progetto, ma l’effetto sulle altre città spagnole che si troveranno sovrastate da un simile “complesso”, con grandi perdite di visitatori e la possibile stagnazione economica. Per attirare Sheldon Adelson, Gonzales ha difatti promesso una tassazione non superiore al 10%, di molto inferiore alla pressione fiscale delle altre regioni. La città della Sagrada Famìlia si prepara a rispondere a tono con il “Barcelona World”, ma gli esperti sentenziano: l’esagerata concorrenza potrebbe non consentire a nessuna delle due iniziative di decollare.

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