Fare l'Avvocato in Spagna

Impressioni e aspettative dopo l’Esame di Stato forense 2015 in Spagna

C’è grande fermento in terra iberica e, più nello specifico, nel mondo legale, per gli esiti della seconda edizione dell’esame di accesso per diventare Avvocato in Spagna dopo la versione pionieristica del 2014 sempre, peraltro, con la modalità a risposta multipla che risulta appetibile anche per gli stranieri che non siano di madrelingua spagnola.

La prova di abilitazione tenutasi il 30 Maggio 2015 ha visto coinvolto per la prima volta un numero di candidati già rilevante di ben 1.474 persone, dislocate da nord a sud nelle 6 sedi di esame previste, impegnate per quattro ore nella risposta ai quesiti posti dal Ministerio de Justicia estratti dall’archivio informatico predisposto e poi modificato radicalmente, tra mille polemiche, a soli 3 mesi dalla data di esame.

Naturalmente tale novità della “ultima ora” ha generato molta insicurezza in una generazione di candidati che, purtroppo, si trova a vivere, suo malgrado, sulla propria pelle una riforma epocale e di portata storica come quella dell’accesso all’avvocatura iberica che è stata attesa fin dal 1970 dal Congresso nazionale di León. Come lamentato da molti era infatti eccessiva la genericità dei quesiti che, di conseguenza, si prestavano spesso ad almeno due risposte sulle quattro disponibili per ogni quesito. La domanda nasce quindi spontanea : si è trattato di semplice improvvisazione da parte di un Ministero che deve ancora rodare bene la nuova procedura o, piuttosto, della precisa volontà di rendere da subito più arduo l’accesso alla professione?

L’impressione generale è che anche l’avvocatura spagnola come quella di tutti i Paesi del mediterraneo si trovi, soprattutto per evidenti questioni politiche legate all’impatto dell’amministrazione giudiziaria sui conti pubblici, a dover accettare un forte ridimensionamento per quanto riguarda i propri numeri sia attuali (che subiranno la “cura dimagrante” imposta dall’aumento dei costi di obblighi previdenziali e assicurativi per espellere, su base volontaria, chi non esercita effettivamente la professione) che futuri, nel senso di un accesso molto più selettivo e teso a combattere la logica della “proletarizzazione” dell’attività legale come è stata concepita negli ultimi decenni.

Non trova altra spiegazione o chiave di lettura, al momento, la ridda di previsioni normative che hanno riguardato complessivamente la professione legale in terra iberica negli ultimi 5 anni al di là della nuova legge di accesso e all’iter formativo previsto. Non resta che attendere le evoluzioni politico-normative dei prossimi anni per averne definitiva conferma.

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